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I 7 motivi per cui usare i manichini da salvataggio Ruth Lee

Spesso vediamo che i team di soccorso impiegano persone per interpretare il ruolo di vittime, pazienti o infortunati negli scenari di addestramento al salvataggio. Questa pratica, molto diffusa, può essere, al contempo, molto rischiosa per le persone coinvolte in simulazioni pericolose e poco efficace. Ruth Lee Ltd ha elaborato i 7 motivi per cui usare i manichini da salvataggio Ruth Lee specifici anziché esseri umani.

1. I manichini Ruth Lee riducono i rischi

manichini da addestramento al salvataggio Ruth LeeSe vi state addestrando per salvare vite, non potete rischiare la vita di un volontario per prepararvi in modo efficace ad affrontare le emergenze reali.

Infatti, non è assolutamente una procedura sicura collocare un volontario in attesa dei soccorsi sul versante di una montagna, farlo nascondere sotto le macerie o permanere in acque aperte per periodi prolungati di tempo. Un manichino, invece, può essere collocato in situ molte ore prima che l’addestramento abbia inizio e… non si lamenterà mai di avere freddo, provare dolore o essere stanco! L’impiego di manichini permette alle squadra di allestire esercitazioni complesse in ambienti pericolosi con un rischio molto minore di far male a se stessi o agli altri.

2. L’apprendimento di nuove abilità può causare incidenti

Quando si imparano nuove abilità è sempre meglio utilizzare un manichino per minimizzare il rischio di commettere errori con conseguenti lesioni. È facile sbagliare durante l’apprendimento: lasciate che sia un manichino a subire le conseguenze di questi errori.

L’addestramento con il manichino Ruth Lee Working at Height  è l’esempio perfetto di uno scenario in cui non si dovrebbe rischiare una vita umana. Le lesioni dovute alla sospensione (leggi l’articolo sul Primo Soccorso negli infortuni in quota) possono sopraggiungere in meno di due minuti e in cinque minuti si può perdere conoscenza. Non bisogna lasciare una persona appesa dentro a un’imbracatura in attesa di essere salvata durante l’addestramento.

3. I manichini da salvataggio Ruth Lee sono più realistici delle persone

manichini da addestramento al salvataggio Ruth LeeLe persone reali non sempre riescono a svolgere il ruolo di infortunato in modo realistico! Anche quando fingerà di essere privo di coscienza, infatti, un volontario attiverà sempre delle reazioni involontarie di autoprotezione, trattenendo il respiro per mantenersi a galla, per esempio, o muovendo le gambe per prevenire urti.

4. I manichini Ruth Lee sono disponibili in tutte le taglie!

I manichini Ruth Lee esistono di tutte le tipologie e misure, dal neonato di 5 kg al paziente bariatrico di 260 kg. Sono realizzati per rappresentare in maniera accurata una persona infortunata e priva di coscienza, con le corrette proporzioni e la distribuzione del peso di un essere umano. Queste caratteristiche permettono agli istruttori di allestire scenari complessi e difficili per testare davvero le abilità delle proprie squadre.

5. I manichini sanno gestire i momenti difficili!

Le persone si fanno male e possono “rompersi”! Viceversa, vi farà piacere sapere che Ruth Lee utilizza le migliori tecniche di manifattura e i materiali più robusti disponibili per realizzare i propri manichini. La maggior parte di essi sono costruiti con lo stesso poliestere con ritardante di fiamma usato per i giubbotti anti-proiettile e anti-taglio delle forze dell’ordine. A differenza dei manichini in plastica rigida, i Ruth Lee sono talmente robusti da poter essere gettati dal secondo piano, investiti da un autobus e sepolti sotto le macerie senza riportare danni. Ruth Lee mira sempre a realizzare i manichini sempre più robusti per affrontare gli addestramenti più rigorosi.

6. I manichini Ruth Lee sono realizzati insieme a esperti

Molti manichini della gamma Ruth Lee sono stati sviluppati sulla base di necessità addestrative specifiche e per scenari particolari (come per esempio il soccorso di un paziente bariatrico o in montagna o in acqua). La volontà di fornire i migliori prodotti per l’addestramento al salvataggio ha portato Ruth Lee a lavorare fianco a fianco con organizzazioni esperte quali Royal Lifesaving Society, Surf Lifesaving, RNLI, The Royal Navy e molti altri specialisti del salvataggio per garantire il corretto funzionamento dei manichini.

7. I manichini Ruth Lee sono utilizzati dai migliori

I manichini Ruth Lee sono utilizzati in tutto il mondo in più di 50 paesi attraverso una rete di distributori tra cui SoFraPa per il mercato italiano. I clienti spaziano dalle piccole organizzazioni di addestramento al salvataggio alle grandi organizzazioni multinazionali, quali BBC, Exon Mobil, Glaxo Smith Kline (GSK), Airbus, Shell, E.On, Siemens, Rolls Royce, Star Cruises e molte altre. Clienti in tutto il mondo sono i Vigili del Fuoco, i Servizi di Emergenza sanitaria, ospedali, case di cura, catene alberghiere, compagnie aeree e navali, ditte di costruzioni e forze armate.

Adesso non ti resta scoprire tutta la gamma Ruth Lee nella sezione dedicata del sito!

manichini da addestramento al salvataggio Ruth Lee

Lavori in quota

Il Primo Soccorso negli infortuni in quota

Questo articolo è dedicato alle manovre di Primo Soccorso necessarie per aiutare un infortunato in quota.

Definizione di lavoro in quota

Il lavoro in quota o in altezza riguarda tutte le attività lavorative che portano il lavoratore a operare a più di due metri di altezza rispetto al piano stabile.

(art. 107, d. lgs. 81/2008)

Un lavoratore che opera in altezza è necessariamente esposto a gravi rischi di salute poiché la sua sicurezza non può essere garantita al 100%. Per questo motivo, è importante che tutti coloro che lavorino in queste condizioni siano a conoscenza delle principali manovre di soccorso per evitare danni e/o morte dei colleghi infortunati. Il rischio prevalente è la caduta che rappresenta circa 1/3 degli infortuni mortali nei luoghi di lavoro.

Grazie a un documento edito da INAIL nel 2019, possiamo fare il punto sui principali interventi di Primo Soccorso da attuare in caso di infortunio.

Quali sono i rischi principali per la salute del lavoratore in quota

Traumi

I traumi derivati dalla caduta dall’alto sono principalmente dovuti a:

  • Impatto contro ostacoli
  • Effetto Pendolo* con conseguente urto contro ostacoli
  • Decelerazione rapida causata dal sistema di arresto caduta
  • Utilizzo errato del sistema di arresto caduta

I traumi più comuni sono:

  • Traumi alla colonna vertebrale
  • Traumi a organi interni quali cuore, polmoni, intestino e altri (dovuti alla loro inerzia durante l’arresto)

Sindrome da sospensione inerte del corpo (o sindrome da imbraco)

In seguito all’arresto dopo la caduta, la sospensione che ne deriva può portare in pochi minuti a questa sindrome: gli arti inferiori rimangono sospesi e immobili, causando una stasi del sangue venoso che fatica a tornare verso il cuore provocando collasso cardiocircolatorio, arresto cardiaco e morte.

Misure di Primo Soccorso attuabili sull’infortunato in quota

Si possono soccorrere in modo efficace molti soggetti infortunati, evitando dal 33% al 73% le morti per trauma. Queste morti di solito sono pre-ospedaliere, motivo per cui occorre migliorare gli interventi di Primo Soccorso (oltre che a migliorare l’aspetto di prevenzione degli incidenti).

I passi da seguire per una maggiore qualità del Primo Soccorso sono:

  • Predisposizione di un piano di sicurezza che tenga conto delle procedure di recupero del lavoratore infortunato.
  • Formazione idonea degli addetti al Primo Soccorso (d.m. salute 388/2003), già addestrati all’utilizzo dei DPI (dispositivi di protezione individuali) anticaduta, che verta sulle modalità di recupero dell’infortunato e sul trattamento del traumatizzato usando presidi quali barelle, tavola spinale e collare cervicale.
Cosa fare in caso di trauma?

In caso di trauma è imperativa l’allerta precoce del sistema di soccorso.

Le modalità di soccorso di un soggetto traumatizzato sono complesse perché dipendono da un grande numero di variabili (condizioni in cui il trauma sei è verificato e fattori intercorrenti). Le Linee Guida internazionali propongono una sequenza base da adattare alle condizioni reali presenti sul posto:

  • Allerta dei soccorsi (112).
  • Verifica delle condizioni per agire in sicurezza (DPI anticaduta per soccorritori, sistemi di ancoraggio e attrezzatura necessaria per raggiungere l’infortunato).
  • Dopo il recupero dell’infortunato e in attesa dei soccorsi, se ci sono addetti formati al trauma, occorre seguire la sequenza ABCDE. Se il paziente non è cosciente e non respira, occorre eseguire immediatamente la RCP (rianimazione cardiopolmonare) e utilizzare un DAE (defibrillatore semiautomatico esterno), tenendo in asse testa, collo e tronco dell’infortunato.
Sequenza ABCDE
  • Valutare sicurezza scena, indossare DPI, valutare la dinamica dell’evento e se si necessiti di altro aiuto.
  • Quick look (15 secondi) se l’infortunato è accessibile, supino, prono, ha il casco, si muove parla, sanguina.
  • Allertare il 112.

FASE A – Airway (pervietà vie aeree e immobilizzazione rachide):

  • Immobilizzare la testa in posizione neutra.
  • Verificare lo stato di coscienza.
  • Aprire le vie aeree con lievissimo sollevamento del mento.
  • Osservare il collo e posiziona il collare cervicale.

FASE B – Breathing – OPACS**

  • O = Osservare la simmetria e la corretta espansione del torace.
  • P = Palpare il torace per ricercare segni di volet costale o di enfisema sottocutaneo.
  • A = Auscultare il torace per verificare se gli apici e le basi polmonari sono ventilate correttamente.
  • C = Contare la frequenza respiratoria per ricercare bradi o tachipnea.
  • S = Saturimetria (ricordando che il paziente è già sottoposto ad ossigenoterapia).

FASE C – Circulation

  • Controllare emorragie.
  • Controllare presenza polso radiale.
  • Rilevare FC.
  • Controllare cute: è sudata, fredda?

FASE D – Disability – Rivalutazione coscienza

  • AVPU:  Alert, Verbal, Pain, Unresponsive

FASE E – Exposure

  • Scoprire il paziente.
  • Esaminarlo dalla testa ai piedi.
  • Coprirlo con coperta termica.
Intervento in caso di sospensione

In caso di soggetto sospeso ma cosciente, non dovrebbero verificarsi problemi in quanto egli può modificare i punti di contatto dell’imbracatura in autonomia. Occorre comunque allertare il 112 e tenersi pronti a un intervento.

Se il soggetto perde conoscenza e la sospensione diviene inerte, i tempi di soccorso devono essere brevissimi:

  • Chiamare 112 descrivendo lo scenario.
  • Togliere il prima possibile l’infortunato dalla sospensione con i necessari DPI.
  • Se il soggetto non respira, una volta a terra, eseguire RCP e utilizzare DAE se disponibile, tenendo sempre in asse testa-collo-tronco. Fondamentale rimuovere l’infortunato dalla sospensione insieme a un secondo operatore e avere con sé un dispositivo di segnalazione dell’emergenza.
Riferimenti normativi
  • D.lgs. 81/2008, Attuazione dell’articolo 1 della legge 3 agosto 2007, n. 123, in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro e s.m.i.
  • Art. 37 formazione dei lavoratori e dei loro rappresentanti.
  • Art. 45 primo soccorso.
  • Art. 107 definizione lavoro in quota.
  • D.m. salute 388/2003 regolamento recante disposizioni sul pronto soccorso aziendale.
  • L. 120/2001 utilizzo dei defibrillatori semiautomatici in ambiente extraospedaliero.
  • Linee guida ERC (European Resuscitation Council) 2015.

*“L’“Effetto Pendolo” è costituito dal movimento oscillatorio incontrollato e incontrollabile che un corpo collegato da un sistema flessibile (corda o cavo) ad un ancoraggio può subire per effetto di una caduta. Quando, per effetto di una caduta, un operatore dotato di imbracatura e di un sistema di collegamento ad un punto di ancoraggio si produce un suo movimento laterale e una conseguente oscillazione incontrollata di un corpo si produce l’“Effetto Pendolo”[…]”

SoFraPa ricorda a tutte le aziende quanto sia importante la formazione ai soccorsi su lavoratore in quota e proponiamo il manichino specifico Working At Height di Ruth Lee, di cui parliamo nella sezione del sito dedicata alla Sicurezza sul Lavoro.

Note e fonti:

*Copertura Sicura – L’Effetto Pendolo

**Nurse24 – La Gestione del Paziente con Trauma Grave

INAIL – Primo Soccorso Lavori in Quota

Link al documento originale: Documento .pdf su Primo Soccorso Lavori in Quota

Perché scegliere un generatore di fumo professionale FireWare

Sappiamo quanto il mercato della simulazione sia ampio e come si possa cadere nell’errore di acquistare alternative economiche a simulatori e dispositivi di qualità, ritenendo che siano più o meno equivalenti. In questo articolo spieghiamo perché preferire un dispositivo professionale, mettendo a confronto i punti di forza del generatore di fumo Nimbo, rispetto a macchine che sono solo in apparenza dello stesso valore.

Scegliere un generatore di fumo professionale
Generatore di fumo professionale
  • Nimbo è in grado di generare fumo in maniera continua: una volta giunto a temperatura, non c’è bisogno di riscaldarlo ancora.
  • Insieme a Nimbo, FireWare e SoFraPa offrono un livello di servizio e manutenzione che i distributori delle alternative economiche non sono in grado di offrire.
  • In caso di difetti di fabbricazione, tutte le componenti di Nimbo sono sostituibili.
  • Nimbo è un simulatore efficiente e di lunga durata.
  • Nimbo funziona con diversi fluidi per generatori di fumo FireWare, creando una grande varietà di densità di fumo.
  • Poiché i fluidi per generatori di fumo sono sviluppati specificamente per le macchine FireWare, la sua resistenza durerà più a lungo di quella di prodotti economici.
  • Nimbo può essere utilizzato sia sulla macchina sia da remoto.
  • Le componenti di Nimbo durano più a lungo. Specialmente per l’utilizzo da parte dei Vigili del Fuoco, i generatori economici si usurano molto rapidamente.
  • L’alloggio di Nimbo è in parte costruito con acciaio inox anziché con solo acciaio.
  • La capacità del serbatoio di Nimbo è enorme se si considerano le ridotte dimensioni del prodotto.
  • L’emissione di fumo di Nimbo e di 85 mc, cosa che fa davvero la differenza rispetto a quella delle versioni economiche.

Scopri tutta la gamma di Simulatori di Fumo FireWare, nella sezione dedicata!

L’evoluzione della formazione medica. Progetto Rianimazione

Abbiamo posto qualche domanda al Centro di Formazione AHA Progetto Rianimazione di Acquaviva delle Fonti (Bari) sulle implementazioni nel materiale didattico che ha recentemente effettuato per i propri corsi ACLS. Parliamo di evoluzione della formazione in emergenza medica con Franco Maselli, Infermiere UOC Anestesia e Rianimazione, istruttore BLS, ACLS e BTLS e coordinatore di Progetto Rianimazione.

 

Franco, parlaci innanzitutto di Progetto Rianimazione: com’è nato, da chi è composto e quali sono i vostri obiettivi?

Progetto Rianimazione nasce ad Acquaviva delle Fonti (Bari) nel 2013, con gli obiettivi di divulgare sul territorio la cultura dell’emergenza e sviluppare programmi formativi per operatori sanitari. Siamo partiti dall’entusiasmo e dalla curiosità dei bambini delle scuole primarie e successivamente abbiamo formato i ragazzi delle scuole secondarie di primo e secondo grado, cercando di mantenerci in linea con i loro interessi di persone più consapevoli e mature. Abbiamo coinvolto i ragazzi nel nostro progetto formativo più ambizioso, “METTIAMOCI IL CUORE”,  strutturato in lezioni teorico-pratiche che hanno l’obiettivo di trasmettere ai giovani le basi della rianimazione cardiopolmonare. Il nostro Centro di Formazione è riconosciuto dall’American Heart Association ​quale “Centro di Formazione Internazionale Autorizzato” e ha una rete formativa a livello nazionale in grado di garantire corsi BLS, ACLS e PALS di alta qualità.

 

Come mai avete deciso di provare i nuovi simulatori avanzati iSimulate e ReaLifeSim?

Formazione, aggiornamento, sviluppo e progettualità sono gli obiettivi che il nostro Centro di Formazione porta avanti ormai da anni e che attua, al massimo delle potenzialità, organizzando percorsi formativi avanzati con la preziosa collaborazione di docenti altamente qualificati. Per soddisfare i requisiti di “alta qualità” abbiamo seguito un attento percorso di ricerca per poter individuare quelli che potevano essere i punti di forza e di risposta alle nostre esigenze e implementarle nella nostra formazione. Abbiamo ottenuto il risultato perfetto con l’introduzione dei simulatori iSimulate e ReaLifeSim.

Cosa è cambiato nello svolgimento dei corsi ACLS con l’utilizzo di i Simulate REALITi360?

REALITi360 è un ottimo simulatore, completo e, allo stesso tempo, intuitivo nel suo utilizzo. I punti di forza possono essere riassunti così:

  • I corsi risultano più fluidi e la simulazione medica diventa più realistica.
  • La possibilità di memorizzare interi scenari consente una maggiore standardizzazione e quindi una minore improvvisazione.
  • Grazie a REALITi360, l’istruttore riesce ad aumentare il realismo dell’esercitazione potendo scegliere l’interfaccia grafica dei defibrillatori più diffusi a seconda delle necessità dei discenti.

Ritenete importante l’aspetto realistico rappresentato da simulatori e manichini avanzati nei corsi ACLS e perché?

La simulazione è il presente e il futuro dell’insegnamento delle discipline mediche che aiuta ad imparare a gestire tante situazioni cliniche con tutti gli imprevisti e le criticità. Il fatto di poter simulare tali scenari in maniera sempre più realistica rende questi corsi fondamentali in un percorso di apprendimento. Tutto questo risulta amplificato, per ovvie ragioni, quando si parla di emergenza e quindi di corsi ACLS: l’esperienza di guidare un MET non sarebbe così utile senza l’utilizzo degli strumenti di simulazione realistici come il sistema REALITi360.

 

Ringraziamo Franco Maselli per averci raccontato del suo progetto e spiegato il suo punto di vista sulla formazione medica avanzata e ci auguriamo una duratura collaborazione con il suo C.d.F. Progetto Rianimazione!

Salvataggio in quota

Addestramento efficace per il recupero in quota

I pericoli dei lavori in quota

Se ai tuoi dipendenti viene richiesto di lavorare in quota, è imperativo che tu capisca la complessità di un salvataggio in altezza. Si tratta di salvare una persona incosciente dopo una caduta dall’alto e in sospensione nel vuoto. Per questo motivo è necessario organizzare sessioni di addestramento efficace per il recupero in quota.

In Italia, secondo un’analisi condotta dall’Ufficio Consulenza Tecnica per l’Edilizia dell’INAIL, nel periodo 2005 – 2014 si è riscontrata una diminuzione significativa degli incidenti mortali causati dalle cadute dall’alto. Le percentuali registrano un calo dal 33-31% al 20-21%. Tuttavia, nonostante il netto miglioramento del decennio in questione, i cantieri sono ancora teatro di numerosi morti, che ammontano circa ad una cinquantina. Il settore di attività maggiormente colpito è infatti quello delle costruzioni, con un’incidenza superiore al 65% sugli eventi accaduti e con una percentuale di incidenti di caduta dall’alto pari al 52,4.*

Purtroppo, anche salvataggi pianificati in modo superficiale, possono potenzialmente aumentare questo numero, perché il rischio non consiste solo nella caduta stessa ma anche nella velocità e nell’efficienza del salvataggio.

La Sindrome da Sospensione

Non è solo la caduta ad essere pericolosa: l’imbracatura che ha arrestato la caduta ed evitato la morte può diventare letale a causa del modo in cui una persona incosciente rimane sospesa nel vuoto. La Sindrome da Sospensione (conosciuta anche come Sindrome da Imbracatura) può uccidere velocemente.

La caduta dall’alto che causa la perdita di coscienza è particolarmente pericolosa a causa dell’intolleranza alla sospensione. In parole povere, a seguito della caduta e a causa della posizione sospesa, si verifica un ristagno venoso (il sangue ristagna nelle gambe sospese nel vuoto) che successivamente porta a mancanza di afflusso di sangue verso il cuore. Lo scarso apporto di sangue attraverso il cuore porterà a basse quantità di sangue ossigenato verso il cervello e gli altri organi vitali.

Per questi motivi, quando una persona è priva di coscienza, è molto importante tenere le gambe sollevate per evitare che ciò accada, perciò i soccorritori devono agire velocemente per spostare la vittima in posizione orizzontale.

Pianifica il tuo soccorso in quota per diminuire i rischi

Se si tiene questo a mente, è assolutamente imperativo che i dipendenti vengano addestrati a salvare una persona incosciente e sospesa nel vuoto, in maniera veloce ed efficiente.

È possibile creare uno scenario realistico in cui i lavoratori possano far pratica nello spostamento di un collega ferito in una posizione più sicura utilizzando un manichino da addestramento.

Ruth Lee ha ideato e realizzato il manichino Working At Height specifico per questo tipo di scenario. Questo modello presenta una rigidità maggiore rispetto agli altri, per ridurre il piegamento in avanti tipico dei manichini dentro un’imbracatura. Ha una distribuzione del peso anatomicamente corretta per dare la sensazione di corpo esanime e, in più, è disponibile in una gamma di taglie realistiche.

Perché un manichino è meglio di un volontario

Un manichino è l’unico modo di replicare una vittima incosciente in maniera sicura.

Un volontario, infatti, aiuterà, anche non volendo, operatori: in fondo nessuno vuole lividi e abrasioni se può evitarle!

Inoltre, un volontario in qualche modo sposterà il proprio peso quando necessario e non fungerà da peso morto come una persona realmente priva di coscienza.

Il manichino Working at Height, invece, possiede delle caratteristiche che assicurano:

  • la sicurezza per gli operatori (non possiede parti in plastica rigida che possano ferirli)
  • la corretta postura di un uomo incosciente e sospeso nel vuoto dentro a un’imbracatura
  • il peso reale di un infortunato privo di coscienza

Working At Height è utilizzato da IRATA (International Rope Access Trade Association) e da numerose organizzazioni per l’addestramento in sicurezza in tutto il mondo.

*Fonte: “Cadute dall’alto: incidenti, statistiche, rimedi e formazione”

Congresso AMIETIP

8° Congresso Nazionale AMIETIP

SoFraPa sarà presente all’8° Congresso Nazionale di AMIETIP, Accademia Medica Infermieristica di Emergenza e Terapia Intensiva Pediatrica, che si terrà dal 13 al 15 febbraio 2020 presso il centro Il Crown Plaza di Padova, in particolare, al workshop post-congressuale “Come Costruire un efficace programma di simulazione pediatrica” diretto dal Dott. Marco de Luca, responsabile Centro di Simulazione Meyer Health Campus di Firenze.

Il Programma dell’8° Congresso Nazionale (in breve)

Giovedì 13 febbraio 2020

Per questa giornata sono previsti dei corsi precongressuali presso il Crowne Plaza:

  • Corso Di Semi-Intensiva Pediatrica: Il Bambino a rischio: Chi? Come? Dove? Quando?
  • Ecografia in Emergenza
  • L’accesso vascolare nel bambino critico
  • Tossicologia in Pediatria: teoria e simulazioni

e presso l’AZIENDA OSPEDALIERA DI PADOVA: Trauma Day: simulazione avanzata sul trauma maggiore pediatrico

A seguire, interventi sulle novità della letteratura dal Pronto Soccorso, dal Mondo Infermieristico e dalla Terapia Intensiva e un breve intervento sul rapporto tra tecnologia e uomo.

Venerdì 14 febbraio 2020

  • Latte o non latte nelle diarree
  • È possibile una TIN allargata?
  • 10.00-10.30 Tips and Tricks infermieristico nell’emergenza
  • Raccomandazioni e criticità per un trasporto sicuro interospedaliero
  • Criticità del trasporto intraospedaliero il pediatra vs l’intensivista
  • Competenze e responsabilità, gestione del monitoraggio, presidi, dolore

Successivamente ci saranno Comunicazioni libere a tema Infermieristico e a tema Medico.

Il pomeriggio proseguirà con i temi riguardanti le priorità in Pronto Soccorso:

  • Il triage: la sfida del nuovo modello
  • Il bambino con sospetto stroke
  • I segreti della Neuroradiologia

Sabato 15 febbraio 2020

Evoluzione scientifica e responsabilità: quando la tecnologia incontra il bambino ammalato

  • Tecniche di supporto extracorporeo in età pediatrica: novità e limiti
  • Nuove frontiere della terapia dei tumori in età pediatrica
  • L’innovazione tecnologica e la possibilità di governarla
  • Epigenetica: la nuova frontiera della scienza e della salute
  • Virtual reality in Pediatric Intensive Care, the Dreamship project
  • Scienza e pratica dell’assistenza: esperienza in Terapia Intensiva Pediatrica

Responsabilità della Figura Infermieristica

  • I principi innovatori del codice deontologico delle professioni infermieristiche
  • Cartella Informatizzata

I corsi post-congressuali verteranno su:

  • Analgosedazione procedurale nel bambino: dai principi alla pratica clinica
  • Trattamento dell’insufficienza respiratoria: dal late pre-term al lattante
  • Come costruire un efficace Programma di Simulazione Pediatrica

 

Per il programma completo e le modalità di iscrizione, scaricare la locandina da qui o visitare il sito di AMIETIP.

Specialisti nella fornitura di Simulatori Medici, Manichini RCP e Materiale Didattico per la Formazione al Primo Soccorso, alla Gestione dell’Emergenza Medica e al Salvataggio.

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